0gni anno nel periodo delle ferie capita di leggere sui giornali episodi piuttosto sconcertanti sull'atteggiamento permissivo o intollerante che divide i frequentatori delle nostre spiagge riguardo al "nudo integrale". Un esempio tipico risale all'estate deI 1985 e ne è stato protagonista uno straniero che trascorreva le sue vacanze in Sardegna e che riteneva evidentemente piacevole e "non offensivo" starsene sulla spiaggia completamente nudo. Non cosi la pensavano gli abitanti del luogo che, organizzatisi in una piccola banda punitiva, hanno assalito e percosso l'ignaro turista. L'obiezione che costui avrebbe dovuto frequentare campi o spiagge apposite per nudisti, non puo comunque giustificare l'atto di violenza assurdo di cui è stato vittima. Illimite tra cio che è lecito o illecito denudare sulle spiagge rimane comunque piuttosto vago. Di fatto, sia il topless che i bikini succinti lasciano ormai poco alla fantasia e sembra che la ridicola questione di centimetri di stoffa in più o in meno sia solo un'ipocrita formalità, fatta a mantenere la convinzione che un corpo nudo puo destare scandalo od offendere gli al tri. Cio è naturalmente legato a quel condizionamento culturale in cui siamo cresciuti che ci fa associare il "nudo" alla vergogna e la vergogna al fatto di avere genitali che non si debbono mostrare. Infatti la nudità è considerata tale solo in rapporto a queste parti del corpo, cariche di significati sessuali e, come il sesso, circondate da tabù e alienate dalla loro "dimensione naturale". La persona senza abiti diventa quindi oggetto di attenzione e curiosità per i suoi attributi sessuali, diventa prima di tutto "uomo nudo" o "donna nuda", perché in ciascuno di noi è rimasta da soddisfare la curiosità infantile per quelle parti deI corpo che gli stessi nostri genitori ci tenevano nascoste. Alcune persone imparano roi a liberarsi dalle paure che accompagnano il mostrarsi nudi agli occhi altrui e si accorgono che questo li fa sentire anche meglio, in genere per due motivi. Il primo è dovuto al contatto diretto con tutto cio che circonda il proprio corpo: il sole, l'acqua, la sabbia o l'erba, contatto di cui abbiamo bisogno per recuperare il senso di "realtà" e di consistenza deI nostro corpo a tutte le sensazioni che ci puo trasmettere quando non è più avvolto in vestiti che fanno da barriera tra noi e il mondo. Proprio il senso di benessere e di calore emanati da una spiaggia o dalla natura rigogliosa, diventano un vero invito a liberarci da ogni costrizione e a tornare a sen tirci parte della terra e dei suoi elementi, cio che viene spesso definito "sentirsi in armonia con la natura". Ritornando anche
per poco a far parte di essa, si assapora il senso di libertà e di gioia che ne deriva. Il secondo motivo, in rapporto anche alla presenza di altre persone è che, quando ci si spoglia dei propri indumenti in piena consapevolezza, si è forge più disposti a spogliarsi anche di altre "corazze" ben più soffocanti dei vestiti. Le prime che occorre abbandonare sono la vergogna e la diffidenza; l'una dovuta all'esposizione dei genitali, l'altra dovuta al timore che gli altri possono usare il nostro corpo corne "oggetto di commento" (e cio puo incrinare la nostra autostima). Si puo dire che gli abiti, che ci aiutano fiel farci identificare col nostro sesso ma che sono anche simbolo di un certo status sociale, sono pure le primevere difese che possono ostacolare il raggiungimento dell'intimità col prossimo. Lo dimostra il fatto che i bambini, prima di entrare in una vera istituzione sociale, non hanno alcun timore di mostrarsi nudi. Quasi per un processo di condizionamento inverso, si puo supporre che, se si instaura un buon rapporto con le per- sone che condividono il desiderio di stace nudi, sia più facile abbandonare le "resistenze" psicologiche che spesso ostacolano i rapporti con gli altri, passando cosi da un piano di competizione ad un piano di parità. Ecco un punto fondamentale che fa comprendere il differente atteggiamento di chi accetta e pratica il nudismo e di chi, invece, è contrario ad esso e nutre il sospetto che la competizione avvenga su un altro piano,quello della bellezza deI corpo, mettendo in imbarazzo chi ha troppi o troppo evidenti difetti fisici per sentirsi a proprio agio in mezzo agli altri (e questo vale peT entrambi i sessi). D'altra parte questo sospetto è più che legittimo considerando il veTO e proprio culto deI corpo e della bellezza che viene alimentato ogni giorno dai mass media e che spiega la corsa alle palestre e agli istituti di bellezza. Non che questo atteggiamento sia negativo in sé ma è certo che questa costante preoccupazione favorisce il senso di insicurezza e di inadeguatezza in chi vede il proprio corpo non
corrispondente ai modelli che ha davanti. ln una situazione "protetta", tra persane mature e lontane da questa ostentazione deI corpo fine a se stessa, sarebbe utile impararea denudarsi e ad accettare il proprio corpo cosi com'è, dimenticando i complessi d'inferiorità. Spesso è proprio chi non ha superato questi problemi di accettazione di sé che prova una soddisfazione personale etichettando come "esibizionista" colui o colei che sta nudo in spiaggia; questo pub senz'altro essere vera se non ci sono altre persane che hanno preso questa iniziativa, a prescindere dalle convinzioni morali. Tuttavia è bene ricordare che più che individui esibizionisti in senso patologico, esistono comportamenti classificabili corne tali, comuni alla gran parte delle persone; mi riferisco a
certi modi di vestire e di parlare che mirano ad attirare l'attenzione degli altri. Queste sono le manifestazioni normali di esibizionismo e in certi individui la "sublimazione" di questo impulso porta a determinate scelte professionali come quelle di artista e attore, in cui è essenziale la presenza
di un pubblico. Dal punto di vista patologico invece, l'autentico esibizionista è colui che trae il suo massimo piacere sessuale dall'esposizione dei propri genitali e dall'essere guardato; questa attività diventa quindi perversione quando sostituisce ogni altro interesse sessuale; in misura normale, la libido di guardare in forma sia passiva che attiva (piacere di essere guardati e di guardare) è presente anche nei preliminari dell'atto amoroso. ara, tornando al problema dei nudisti, è assai improbabile che tra i frequentatori di campi nudisti vi siano persone con tendenze esibizioniste patologiche, perché il solo fatto di essere "uno ira tanti" diminuisceanche la possibilità di suscitare un effettivo interesse da parte degIi altri, condizione indispensabile al verO esibizionista. A parte queste considerazioni, l'esperienza di molti naturisti , che praticano il nudismo insieme ad altre regole peT una vita più sana, puo senz'altro essere positiva, soprattutto se mossa dall'intento di un avvicinamento allà Datura e ai propri simili. Sia che questa rimanga un'esperienza isolata o diventi una vera scelta di vita, è assai probabile che abbia un'influenza positiva delle relazioni familiari, specialmente nell'educazione dei figli. Infatti, le coppie che hanno imparato in questo modo a non avere inibizioni, più spesso favoriscono Dei figli la spontaneità e l'abitudine a vedere nudo il proprio corpo e quello altrui, contribuendo a maturare in essi una
visione serena e positiva della nudità e della sessualità.